(I testi riportati sono tratti dal Nuovo Lezionario)
Marco 9,2-10
2 In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro 3 e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4 E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5 Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 6 Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7 Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». 8 E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
9 Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. 10 Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
1) Sei giorni dopo Gesù prese con sé…: l’evento della trasfigurazione del Signore conclude la prima parte del Vangelo di Marco ed è direttamente collegato con il battesimo di Gesù, per la rivelazione che il Padre fa del Figlio (cfr. Mc 1,9-11; Mt 11,25-30). Gesù rivela la sua gloria ai tre discepoli scelti e li porta con sé sul monte alto: salire il monte vuol dire seguire Gesù nella sua salita verso Gerusalemme, verso la casa del Padre. Pietro Giacomo e Giovanni sono introdotti nel mistero della filiazione di Gesù, nella sua obbedienza che è anche la sua glorificazione (Gv 17,1-26; Rm 1,4; Fil 2,1-11).
2) Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti…: la trasfigurazione del Signore è mistero di luce (2Co 4,6). È la conoscenza di Cristo che illumina attraverso l’ascolto della sua parola e dona l’intelligenza dell’amore di Dio (1Gv 1,5). Sono le vesti di Gesù che diventano splendenti e luminose. La sua umanità è rivestita della luce divina. Così Dio riveste anche la Sposa, la Gerusalemme santa che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio (Ap 21,10-11). È la santità di Dio che nessun uomo può raggiungere con le sue proprie forze (Dan 7,9).
3) E apparve loro Elia con Mosè…: il Cristo è l’interlocutore di Mosè e di Elia, della legge e dei profeti di cui è il centro e il perfetto adempimento. Pietro percepisce il mistero in una bellezza che meraviglia e spaventa nello stesso tempo, ma non ne ha la comprensione che solo la rivelazione pasquale potrà donare. La sua proposta vorrebbe eternare quel momento, quella esperienza straordinaria. Essa è però solo l’anticipo e la pregustazione della comunione perfetta che sarà il frutto della Pasqua di Gesù, nel dono dello Spirito Santo.
4) Venne una nube…: la nube, dimora della gloria del Signore (Es 16,10; 40,34), adombra la visione ma la voce del Padre rivela il Figlio diletto, che è anche l’agnello votato al sacrificio (Gen 22) e il servo sofferente (Is 42,1), la Parola da ascoltare per conoscere l’amore del Padre (Rm 8,31) che dona il Figlio per la vita del mondo (1Gv 4,8-9). Per questo rimane Gesù solo: il Verbo irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza (Ebr 1,1-5).
5) Ordinò loro…: Gesù ordina ai discepoli di mantenere il silenzio su quanto hanno visto, rinviando la rivelazione al momento della resurrezione dai morti. L’invito all’ascolto è anche invito a leggere alla luce della Pasqua del Signore tutta la Scrittura e tutta la storia.
Genesi 22,1-2.9a.10-13.15-18
1 In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». 2 Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
9a Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. 10 Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. 11 Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». 12 L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
13 Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
15 L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta 16 e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, 17 io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. 18 Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
1) In quei giorni… (il testo biblico inizia con: Dopo queste cose): nei capitoli precedenti Dio promette ad Abramo, nella sua vecchiaia, un figlio: Sara , tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui, come alleanza perenne, per essere il suo Dio e della discendenza dopo di lui (Gen 17,19).
2) Dio mise alla prova (LXX: tentò) Abramo e gli disse: “Abramo!”: il Signore vi mette alla prova per sapere se amate il Signore, vostro Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima (Dt 13,4).
3) Rispose: “Eccomi!”: Abramo ha una fede incondizionata, si affida totalmente a Dio senza sapere e senza chiedere il perché della chiamata: il Signore è mia forza e mio scudo, in lui ha confidato il mio cuore (Sal 28(27),7) ed è pronto ad accogliere la volontà del suo Signore: ecco io vengo. Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio questo io desidero (cfr. Sal 40(39),8-9). È la fede che ritroviamo in Maria: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).
4) Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami (LXX: l’amato che hai amato), Isacco… e offrilo in olocausto: Dio sembra contraddire se stesso, chiedendo ad Abramo l’offerta del figlio tanto amato, il figlio della promessa. Egli per l’obbedienza della fede è pronto ad eseguire quanto gli è stato chiesto: Abramo fu grande padre… nessuno fu trovato simile a lui… nella prova fu trovato degno di fede (Sir 44,19-20).
5) Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio: Abramo non considera il figlio Isacco come sua proprietà ma, come è veramente, dono di Dio e, se richiesto, il dono va restituito: per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto mediante Isacco avrai una tua discendenza. (Ebr 11,17-18). Isacco è in modo stupendo figura del Figlio: è figlio unigenito, è condotto al sacrificio dal Padre e su di lui è già la speranza della resurrezione: Egli (Abramo) pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti (Eb 11,19).
6) Non stendere la mano contro il ragazzo… ora so che tu temi Dio, e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo primogenito: Il timore del Signore è fonte di vita (Pr 14,27); beato l’uomo che teme il Signore (Sal 112 (111),1).
7) Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce: L’obbedienza a Dio è più importante di tutto. Dio, per l’“obbedienza alla sua voce”, riconferma e rinnova la sua benedizione alla discendenza di Abramo e questa benedizione si estende a tutte le nazioni della terra.
Romani 8,31b-34
31b Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
33 Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! 34 Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!
1) È importante collegare la pericope di questa domenica con quanto la precede, perché così riceve la luce necessaria all’interno di un discorso che Paolo ha iniziato al cap.8: la vita del cristiano nello Spirito santo, e che esordisce così (8,1): Ora, dunque, non c’è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù…, in quanto il Cristo ci ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Il problema, per i giudei convertiti della chiesa di Roma, era appunto quello di sapere quale rapporto c’era tra la grazia del Cristo e la legge di Mosè. Il timore di essere accusati di aver abbandonato la legge e di vivere nel peccato oscurava la gioia della novità pasquale, ecco allora l’apostolo chiarire (in maniera mirabile) come tenere insieme l’antico e il nuovo: per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche (Mt 13,52).
2) Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?: la prima parte del v 31, non compresa nel testo liturgico, recita: Che diremo dunque di queste cose? A quali cose fa riferimento Paolo? Appunto al fatto che, i chiamati in Cristo sono prescelti a essere conformi all’immagine del Figlio: chiamati, giustificati e glorificati (8,28-30). Ne consegue che cade ogni possibile accusa da parte del tentatore, non perché non si pecca più, ma perché il peccato e la sua pena sono stati redenti dal sangue del Cristo in croce, quindi l’effetto del peccato (la morte) è stato annullato e vinto dalla Pasqua del Signore. La preoccupazione di liberare i cristiani dalla paura delle accuse mortali è molto forte in Paolo: nei tre versetti odierni troviamo ben tre espressioni simili: 1) Chi sarà contro di noi?; 2) Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? ; 3) Chi condannerà? . Tutta la pericope è cosparsa di domande retoriche per dimostrare che, se non è Dio ad accusare e a condannare, allora non lo può fare proprio nessuno: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata”? Ed ella rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù disse: “Neanch’io ti condanno; và, e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8,10-11).
3) Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?: se Dio ha consegnato il proprio Figlio alla morte (non lo ha risparmiato) per la salvezza dell’umanità, può forse contemporaneamente trasformarsi in accusatore annullando gli effetti del suo piano salvifico? Il peccato dell’uomo è più grande del perdono di Dio? Tutte domande che prevedono risposte negative, perché dalla Pasqua in poi il Cristo abita nel cuore dell’uomo, non più in Gerusalemme o in Samaria (Gv 4,21-24) e intercede per noi!; per cui Paolo può continuare e chiudere il cap. 8 con quei versetti di rara bellezza e profondità: Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?…Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati… (Rm 8,35-39).
SPIGOLATURE ANTROPOLOGICHE
La tradizione ama sottolineare che il prodigio della trasfigurazione ha lo scopo di preparare i discepoli allo scandalo della Croce, quando l'umanità del Cristo giungerà al fondo e al termine della suo immergersi nella ferita dell'umanità, fino alla morte. Tuttavia mi sembra che l'accostamento dei testi biblici di questa domenica e in particolare il brano della Genesi con la memoria del sacrificio di Abramo desideri soprattutto evidenziare l'assoluta "originalità" delle fede ebraico-cristiana rispetto a tutte le ipotesi religiose e spirituali del mondo e della storia dell'umanità. E questa mi sembra la sottolineatura più importante che possiamo trarre dalla liturgia di questa domenica: il capovolgimento di realtà e di prospettiva proposta profeticamente dalla vicenda di Abramo e svelata e compiuta da Gesù di Nazareth! Mentre le "religioni" prevedono ed esigono che sia l'uomo ad offrire sacrifici a Dio, nella nostra strada è previsto esattamente il contrario.
Abramo si pone sul crinale di questo ribaltamento. Mentre in un pieno abbandono di fede si prepara ad offrire in sacrificio suo figlio, Dio gli ferma la mano. Con la sua fede Abramo profetizza quello che Dio vuole mostrare in Abramo come "ikona" di Sé! Non l'uomo, ma Dio stesso offre Se stesso nel Figlio per la salvezza dell'umanità! In questo senso allora la Trasfigurazione assume il significato di un'"epifania" di Gesù, Figlio di Dio, offerto per la salvezza universale. In questo modo cambia radicalmente ogni discorso sulla "religione". L'uomo non ha niente da ottenere con i suoi sacrifici, ma deve tutto accogliere dal sacrificio d'amore di Dio. Sacrificio d'Amore, appunto. Cioè, un amore che porta Dio al sacrificio di sé. Cambia tutta la "ritualità": non si offrono sacrifici a Dio, ma si fa memoria e si celebra il suo sacrificio per noi. E anche la vita morale non ha più un carattere meritorio: se fai questo, se fai bene, se fai..., ma di fruizione del dono divino e di partecipazione alla vita divina: perdonare, accogliere, pregare... sono tutte vie di partecipazione alla vita divina. Questo Dio che è venuto ad immergersi sino alla morte nella vicenda umana si è tutto raccolto nel fatto umano della morte di Gesù, luogo della morte di Dio per amore dell'umanità. La "Risurrezione" di Cristo sigilla la perennità e il valore assoluto di questo sacrificio d'amore. E diventa così la "proposta" all'intera umanità di una "vita nuova", de "la vita nuova"!
Tale vita nuova capovolge il paradigma della forza che con il volto di "Caino" si manifesta e si afferma come potenza di dare la morte, e proclama e realizza il potere nuovo di "dare la vita": ognuno "riceve la vita", e ognuno può "dare la vita". Il breve "canto" di Romani 8 si abbandona ad un grido quasi spensierato di ammirazione per questo accadimento divino, per questa conversione divina dal dio che domina con la paura e il potere della morte, al Dio nuovo che guida con il potere della vita. Il fatto è tale, che nessuno sembra poterne essere escluso, e nulla potrà mancare. Anche l'umana avventura, così piena di ombre di violenza e di morte, sembra venire assunta e trasformata da questo evento nuovo. Scompare la figura dell'accusatore e del giudice, perché si afferma in modo assoluto la figura del Salvatore, di Colui che "è morto, anzi, è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi". |