12PORTE - 4 marzo 2010 - In coincidenza con la III domenica di Quaresima, la Chiesa bolognese celebra la Giornata di solidarietà con la diocesi di Iringa, nella quale si trova la parrocchia di Usokami. Sabato sera, la veglia di preghiera in cattedrale, sarà presieduta da mons. Vincenzo Zarri. Il Vescovo ausiliare, mons. Ernesto Vecchi, presiederà la celebrazione della Messa in cattedrale, domenica alle 17.30. Per la presenza bolognese in terra d'Africa si profila un importante cambiamento. Numerose sono poi le iniziative benefiche previste.
Oggi esce un numero speciale de La Stampa dedicato tutto all'Africa, in occasione del G8. Nella versione on line (clicca sull'immagine a fianco) sono riportati i 30 interventi di personaggi importanti di oggi, trenta modi di dire Africa, fotografie e video. Provate a leggerne qualcuno.
Riportiamo qui di seguito quello del Cardinal Martini e di Romano Prodi.
CARLO MARIA CARD. MARTINI
Sono stato in Africa per la prima volta nel 1980. Si trattava di una visita in Zambia, che mi fece conoscere le bellezze di quel Paese e il suo lento ma sicuro procedere per la via della stabilità economica e finanziaria. In seguito fui in molti altri Paesi. Mi impressionò favorevolmente soprattutto lo stato di benessere raggiunto da molte parti del Kenya, che visitai nel 1985. Si aveva l’impressione di una continua e solida crescita nella qualità della vita.
Poi tutto questo cammino si fermò, e ogni volta ritrovai un’Africa più povera e diseredata. Molte ragioni furono addotte per questo cambiamento in peggio. Lo scatenarsi di lotte tribali, il ripiegarsi sul proprio clan, la corruzione di non pochi funzionari pubblici, ecc. ecc.
L’Africa ha certamente molte debolezze, come la molteplicità eccessiva delle lingue, la carenza cronica di acqua in certe regioni, la difficoltà dei collegamenti ecc. Ma ha anche grandi risorse, un clima che permette in particolare molte coltivazioni di frutta, dei paesaggi stupendi e soprattutto una umanità, una cordialità e una solidarietà parentale che non si dimenticano anche dopo molti anni.
L’Africa in questo momento ha grande bisogno di aiuto disinteressato, che le permetta di ricostruire le istituzioni venute meno e la provveda di uomini politici attenti al benessere del continente e del loro Paese, al di là degli interessi puramente tribali.
Ci si augura che il prossimo G8 sia attento anche a queste realtà, come lo sarà per tante altre in difficoltà, in particolare per la città e la regione dell’Aquila. Un mondo che proceda in unità e corresponsabilità è un mondo che può preparare ai futuri cittadini un modo di vivere più conforme alla dignità umana, con tutte le conseguenze che seguono da tale situazione.
ROMANO PRODI
Negli ultimi anni, in molti paesi dell'Africa, si sono visti alcuni importanti segni di sviluppo e veri passi avanti nella vita democratica. In tanti altri, invece, la fame, le malattie, il terrore sono ancora presenti e paiono non lasciare speranza.
E in Africa, più che in ogni altro continente del mondo, c'è la guerra, anzi ci sono guerre. Ed è esclusivamente di questa tragedia che voglio occuparmi in queste mie brevi riflessioni.
Dal Corno d'Africa, ai grandi Laghi, all'Africa Occidentale, i conflitti sono endemici.
I costi sono altissimi in milioni di vite umane spezzate e miliardi di euro consumati. I problemi associati (infrastrutture distrutte, disastri ambientali, epidemie e così via) fanno a lungo termine più danni dei conflitti stessi. La conseguenza di tutto ciò è che i tentativi della comunità internazionale di alleviare la povertà si dimostrano molto spesso inefficaci.
Dove c'è guerra non c'è sviluppo, ma è anche vero che dove non c'è sviluppo è più facile che nasca la guerra. Nello sforzo di mantenere la pace, la comunità internazionale ha speso risorse notevoli negli ultimi anni. Nel bilancio delle Nazioni Unite le risorse dedicate al mantenimento della pace sono intorno ai sette miliardi di dollari all'anno. Sembrerebbe una cifra rilevante, anche se essa supera di poco quanto viene speso in un giorno nel mondo per il cumulo delle spese militari. Tuttavia le forze delle Nazioni Unite vedono oltre centomila persone coinvolte, con una crescita esponenziale a partire dagli anni '90.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha infatti la piena responsabilità per quanto riguarda "Pace e Sicurezza", e questa responsabilità deve rimanere nelle sue mani. Pace e guerra sono responsabilità delle Nazioni Unite. Tuttavia di anno in anno è diventato sempre più chiaro che questo compito non può essere svolto senza un coinvolgimento molto più profondo delle Istituzioni Africane, dalla Unione Africana alle Organizzazioni Regionali.
La Unione Africana (che ha come modello l'Unione Europea anche se è ancora in una fase molto elementare della propria organizzazione) si è resa ben conto della necessità di sviluppare una capacità propria di rispondere, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, alle crisi del continente.
Ma mentre la capacità di intervenire militarmente può essere una parte della soluzione, è ben chiaro che la pace nel Continente Africano non può essere raggiunta con il solo spiegamento della forza militare. E' fondamentale che la comunità internazionale, l'Unione Africana e i diversi stati africani, possano agire prima che gli eventi portino alla guerra. Quando la guerra è cominciata le azioni di pace sono meno efficaci.
Attività associate, quali la prevenzione e la risoluzione dei conflitti, la ricostruzione delle infrastrutture materiali, delle strutture produttive e delle istituzioni pubbliche, debbono costituire parte integrante della capacità di mantenimento della pace.
Perchè tuttavia, un problema così grande possa essere affrontato con successo, serve un cambiamento profondo dell'atteggiamento dei paesi più avanzati presenti in Africa.
Abbiamo bisogno di strategie a livello continentale e locale che sostengano i grandi sforzi dei leaders politici africani dedicati a sviluppare la capacità di governo e di stabilità che sono indispensabili alla pace.
Questo è il motivo grazie al quale nel rapporto del Gruppo di lavoro nominato congiutamente da ONU e Unione Africana, e da me presieduto, abbiamo suggerito con forza di creare alcune condizioni indispensabili per far crescere la partecipazione della Unione Africana a tutte le decisioni riguardanti la pace.
Abbiamo proposto di far nascere, grazie ad adeguati meccanismi di finanziamento, una capacità di 'peacekeeping' nell'Unione Africana in modo di trasferire agli africani una crescente, nel tempo, responsabilità nelle operazioni di questo tipo, come è già stato fatto con successo da parte dell'Unione Europea.
Quando tre mesi fa ho presentato e discusso il nostro rapporto al Consiglio di sicurezza ho visto tuttavia che, da parte di alcuni dei più importanti paesi che ne facevano parte, non vi era molta disponibilità a trasferire poteri ('Empower') di "Peace Keeping", all'Unione Africana, anche se solo in parte e progressivamente nel tempo. Le posizioni degli oltre 30 paesi intervenuti al dibattito del Consiglio di Sicurezza sono state molto variegate . Da un lato Cina, Italia e molti paesi Mediterranei sono favorevoli ad attribuire all'Unione Africana un ruolo sempre crescente. Dall'altro, fra i paesi nettamente contrari, vi sono Francia , Gran Bretagna e Giappone.
Ascoltando le parole di questi ultimi non ho potuto evitare di pensare che la opposizione ad un progressivo trasferimento di potere ai paesi africani nel processo di 'peacekeeping' fosse fortemente influenzato dal passato coloniale. Uno stato d'animo molto pericoloso per il futuro dell'Africa e del mondo intero, perché non tiene conto dei problemi che emergono dalle vere e profonde radici dell'Africa e dell'origine dei conflitti, spesso di natura tribale.
E che chiama i paesi ricchi ad intervenire con i loro mezzi ed i loro modi, anche se, sempre più spesso le truppe da loro finanziate non sono certo formate da militari degli stessi paesi ricchi, sempre più riluttanti se non radicalmente negativi riguardo all'invio di propri soldati per il mantenimento della pace in Africa.
A me pare chiaro che questa sia la scelta sbagliata di una cultura vecchia. La maggior parte delle situazioni di conflitto in Africa non sono la causa delle guerre, sono principalmente la conseguenza del mancato trasferimento di poteri e capacità agli africani e alle loro istituzioni. Dobbiamo farlo presto per evitare che nuove grandi tragedie si sviluppino senza possibilità di controllo.
Ampio spazio alla missione diocesana di Usokami nella puntata del 20 marzo 2009 di 12porte. Vi segnaliamo due video. Paola Ghini qui sopra traccia il programma dei prossimi anni, in vista della consegna, nel 2011, della parrocchia di Usokami e al conseguente trasferimento a Mapanda. Nel video successivo un'intervista a don Enrico Faggioli uno dei sacerdoti di Usokami. Bello il passaggio sul Vangelo:
Per quanto riguarda il tema dell'AIDS in Africa vi consiglio di guardare il sito ufficiale del progetto DREAM, nel quale sono fortemente impegnate le nostre sorelle di là:
Qualcuno avrà notato che le fotografie che ho scelto questa settimana per commentare la Scrittura dell'ultima domenica dell'anno liturgico, sono foto scattate in Congo, teatro, come sapete, di un terribile peggioramento della guerra civile.
Le foto le ho prese dal sito The Big Pictures che vi consiglio di visitare con attenzione. Sempre in questo sito ho trovato la segnalazione dell'iniziativa dei Medici senza Frontiere chiamata Condition:Critical per portare all'attenzione mondiale le conseguenze umanitarie dell'intensificazione della guerra nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo.
Qui di seguito il video, molto interessante, di MSF e il link al sito:

(Avvenire Bo7) Continua l’opera di traduzione di testi sacri e religiosi in lingua Swahili delle Famiglie della Visitazione, presenti a Usokami dal 1983 (ora con sede a Mapanda). Di prossima uscita «Il cammino dell’uomo» di Martin Buber, maestro e filosofo ebreo «che offrirà - spiegano iresponsabili - un piccolo "assaggio" della bellezza e importanza anche per i cristiani della sapienza ebraica».
La traduzione del libro si accompagnerà alla più consueta attività di traduzione di opere patristiche, che ha portato fino ad ora alla pubblicazione della «Didachè», della «Lettera di Clemente», delle «Lettere di Sant’Ignazio di Antiochia», dell’«Inno Akatistos», del «De sacramentis» e del «De Misteriis» di Sant’Ambrogio e delle «Regole Morali» di San Basilio. Il lavoro condotto finora è stato grande. Alla Bibbia consegnata nel ’97 nell’ambito del Congresso eucaristico nazionale di Bologna è seguita la traduzione integrale dei documenti del Vaticano II, consegnata non solo al vescovo di Iringa nel corso dell’assemblea plenaria delle Conferenze episcopali dell’Africa Orientale, ma anche ai Vescovi di lingua swahili di altre nazioni, e la pubblicazione nel ’99 del Dizionario a 4 colonne (inglese, kiswahili, italiano e latino) dei termini più in uso nella Chiesa.
Si aggiungono traduzioni di testi vari, tra cui nel 2003 il «Salterio corale», e collaborazioni con organi della Chiesa tanzana per la pubblicazione di testi liturgici e di dottrina. Mentre inizialmente la stampa dei libri era effettuata in Italia, ora questo avviene in loco, attraverso la tipografia dei monaci benedettini di Ndanda. Per la direzione e il sostegno - anche finanziario - del lavoro di traduzione si è formata a Bologna l’«Associazione San Kizito».
«Il lavoro di traduzione si è dimostrato particolarmente adatto alla nostra vita a Usokami - spiegano i fratelli delle Famiglie di Mapanda - Se da una parte esso ci aiuta a rimanere sull’approfondimento della Parola, che è la nostra peculiarità, dall’altra ci permette di avere un rapporto più profondo con la lingua locale. È una bella opportunità per sentirci inseriti sia nella nostra Chiesa madre di Bologna, sia in quella di Iringa».
di Michela Conficconi Avvenire BO7 24 febbraio 2008. Scarica il pdf
(12porte.tv) Bologna - Iringa: La prossima domenica, terza di quaresima, è dedicata dalla diocesi di Bologna alla preghiera e alla solidarietà con la diocesi sorella di Iringa, in Tanzania, con la quale prosegue l’ultra-trentennale gemellaggio, fatto di collaborazione e sostegno reciproco. Dopo 34 anni è arrivato il momento di compiere scelte importanti per la futura collaborazione missionaria. Ecco il video di 12 porte:
Il mio caro amico Davide Bernocchi, conosciuto qualche anno fa a Gerusalemme, che lavora in Somalia per la caritas internazionale, mi ha spedito per email un documento che fa un quadro sintetico e abbastanza chiaro della situazione attuale del Kenya.
Io l'ho trovato utile. Ve lo propongo. Scaricatelo cliccando qui. Chi avesse altri contributi li può segnalare nei commenti.
A proposito di Africa, Usokami, AIDS, ospedale, Progetto Dream, ruolo delle sorelle.... potete ascoltare la relazione dell'Angela, una delle sorelle che abitano a Mapanda, fatta agli sposi della Regola e altri amici in una domenica di Aprile. La relazione dura mezzora circa. Buon ascolto!
Audio Relazione Angela
(mp3 30' 6,8Mb)
Nello scorso anno 2006 il lavoro di traduzione in kiswahili ci ha visti impegnati in ambiti nevralgici della vita e della fede della Chiesa. Abbiamo cos potuto dare un ulteriore contributo di testi fondamentali per la formazione cristiana della Chiesa locale e dei singoli fedeli, continuando a lavorare nel nostro appartato e accogliente villaggio di Mapanda, e offrendo il frutto di questo nostro lavoro - almeno per la maggior parte, direttamente o indirettamente - alla Conferenza Episcopale Tanzana.
1. Liturgia: Avevamo tradotto nel 2004 la prima bozza dell'Istruzione Generale al Messale Romano (2002), che poi stata discussa e migliorata dalla Assemblea Plenaria dei Vescovi. Ci stato recentemente restituito il testo finale, con l'approvazione vaticana, per prepararlo per la stampa. Ora in corso di pubblicazione presso la tipografia benedettina di Ndanda, nel sud-est del paese, dove da anni ormai stampiamo i nostri volumi. Per questo - come peraltro per ogni pubblicazione di quanto da noi tradotti - sentita gratitudine va ai fratelli e sorelle della Chiesa di Bologna, che con l'opportuno coordinamento della Associazione S. Kizito, raccoglie e fornisce sempre quanto necessario a coprire ogni spesa connessa alle pubblicazioni. Nel contempo procediamo - seppure con cautela, data la delicatezza dell'ambito - alla traduzione di parti dello stesso nuovo Messale. Questo ci stato richiesto, in quanto siamo membri dal 2004 della Commissione Liturgica della Conferenza Episcopale, come traduttori. Facciamo parte di una equipe di lavoro, coordinata dal Segretario della suddetta Commissione, Mons. Julian Kangalawe, che pure nostro carissimo amico ed esperto consigliere fin da quando nel 1988 abbiamo cominciato - con un certo tremore - a tradurre in Kiswahili. Il lavoro rallentato dal fatto che non si sia ancora ottenuto ufficialmente da Roma l'approvazione "per l'uso liturgico" di quella edizione della Bibbia Swahili, base del linguaggio e di molte preghiere del Messale, che come sapete - dall'inizio dell'uso delle lingue volgari (1967) ad oggi - quella che anche recentemente stata ristampata a cura della Chiesa di Bologna, per conto e su richiesta ufficiale della Conferenza Episcopale Tanzana. Durante la visita a Usokami e Iringa di S.E. il Card. Carlo lo scorso anno emersa la proposta di contribuire a completare la parte del Breviario ancora mancante (Ufficio di Letture) e revisionare tutto il restante. Tale lavoro lo svolgiamo in collaborazione con gli insegnanti del Seminario Maggiore di Peramiho, ma attualmente in fase di organizzazione e raccolta del materiale gi disponibile, cio le letture patristiche e i responsori di ogni giorno. Il lavoro per rallentato non solo dal non avere la Bibbia liturgica approvata, ma anche dal fatto che ovviamente richiesta prima l'approvazione del Messale e di tutte le sue orazioni, da cui molto materiale deve essere attinto.
2. Per la collana "Mapokeo yaliyo hai" (Tradizione Viva), sezione Magistero, siamo (stati) impegnati su due fronti, entrambi di grande rilevanza: ecumenismo e dottrina sociale. Per quanto riguarda l'ecumenismo, siamo in fase conclusiva della traduzione del Dichiarazione Congiunta Cattolico-Luterana sulla Dottrina della Giustificazione. Documento breve, quanto denso; e soprattutto importante ponte di dialogo tra due comunit cristiane qui presenti fin dall'inizio dell'evangelizzazione, quando non mancavano contrasti, anche vivaci, di cui ancora qua e l si vede traccia. Con questo documento la Federazione Luterana Mondiale e la Chiesa Cattolica hanno raggiunto un consenso su verit fondamentali della dottrina della giustificazione, e sulla base di tale consenso, hanno dichiarato ufficialmente che "l'insegnamento delle Chiese Luterane presentato nella Dichiarazione non colpito dalle condanne del Concilio di Trento, e le condanne delle Confessioni Luterane non colpiscono l'insegnamento della Chiesa Cattolica cos come esso presentato nella Dichiarazione". Contiamo che sia disponibile al pubblico entro il prossimo anno.Rispetto al secondo ambito, abbiamo dato un buon contributo alla pubblicazione del Compendium della Dottrina Sociale della Chiesa. Quando ci stato chiesto di tradurre quel testo abbiamo fatto la controproposta di costituire un gruppo di lavoro e di dividerci i capitoli. Cos stato, con la felice conseguenza di, non solo alleggerire il carico di lavoro, ma anche di potere scambiare pareri e proposte linguistiche con altri, ben pi dentro di noi all'argomento del volume. Oltre a tradurre parte del testo, stato nostro compito preparare anche l'Indice analitico. Il volume gi pubblicato, pure questo a Ndanda, a cura della commissione Giustizia e Pace Tanzana, e con il copyright del Vaticano. Entrambi questi testi potranno essere un prezioso contributo per la preparazione del secondo Sinodo Africano.
3. Bibbia. Un impegno notevole di tempo ed energie, ha richiesto nello scorso anno la traduzione del libro del Siracide. Le Paulines Pubblications Africa ci hanno chiesto di partecipare alla traduzione in Kiswahili della loro African Bible, affidandoci il Siracide e altri libri Deuterocaonici (quei 7 libri dell'Antico Testamento non accolti nelle Bibbie protestanti). Con l'aiuto di strumenti linguistici adeguati, (che hanno soccorso la nostra - per certi aspetti - indeguatezza) abbiamo terminato appunto il Siracide, testo purtroppo non tradotto tanto bene neppure nella edizione "di Bologna" della Bibbia. Prospettiamo anche una stampa a nostra cura di questo libro (insieme al libro della Sapienza, a cui pure dovremo lavorare), con una introduzione e poche note di carattere prevalentemente filologico. Accanto a questo, in ambito biblico, abbiamo con fatica completato un abbozzo di traduzione di un importante documento della Pontificia Commissione Biblica, ormai di diversi anni fa (1993): "L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa", che autorevolmente ripropone e valorizza l'interpretazione spirituale della Scrittura. La revisione di questa bozza richieder attenzione, tempo e contributi di vari esperti in questo anno, e la pubblicazione non potr quindi essere immediata. Speriamo comunque che anche questo documento ufficiale, a cui contiamo di affiancare il pi abbordabile e ugualmente formativo testo che ci ha lasciato il nostro carissimo d. Umberto Neri: "Leggere la Bibbia perch e come", aiuti ad diffondere la Bibbia e ad accrescere l'amore per essa. Entrambi questi testi, seppure in modi diversi, pensiamo possano essere un contributo per le settimane di preghiera bibliche che periodicamente si tengono alle "Tende di Abramo", in particolare per i giovani della nostra Parrocchia.
4. Altri testi per la collana "Tradizione Viva". Abbiamo ormai pronto per la stampa il volume di Martin Buber "Il cammino dell'uomo", che tanto bene ha fatto a molti, e che pensiamo possa anche qui dare un prezioso contributo per l'approfondimento della vita di fede, e non solo dei giovani. E anche per la crescita della simpatia verso la sapienza ebraica, e per la conoscenza almeno iniziale della ricca tradizione dell'ebraismo europeo. Abbiamo nel cassetto, gi tradotti in kiswahili, ma bisognosi ancora di revisione, oltre che di buone introduzioni e note, alcuni importanti testi patristici. Il commento alla Lettera dell'Amore (1Giovanni) di S. Agostino; e i 4 testi sulla Verginit, di s. Ambrogio. Purtroppo l'esiguo numero di traduttori non ci permette di fare tutto quello che vorremmo; e la nostra speranza che si possano avere stabilmente collaborazioni locali finora rimasta una speranza!
5. Dizionari e Universit. Per finire una nota, che non ci sembra priva di interesse, seppure esuli dall'ambito esclusivamente o immediatamente ecclesiale. dello scorso dicembre una lettera ufficiale del Direttore dell'Istituto di Ricerche sul Kiswahili (TUKI) che ha sede presso l'Universit di Dar es Salaam, con la quale ci autorizza ufficialmente a servirci del Dizionario Swahili-Inglese compilato e pubblicato dal loro Istituto come base per un dizionario Swahili-Italiano. Vi stiamo lavorando in realt ormai da molti mesi, sfruttando ogni tempo libero, e con la collaborazione anche di amici italiani con buona competenza di inglese e swahili. I contatti, le conoscenze e anche la collaborazione ormai pluriennale con l'Istituto del Kiswahili, a cui spesso ci siamo rivolti per consigli lessicografici nel corso dei nostri lavori precedenti, ci ha meritato questa fiducia di cui siamo onorati. Questo dizionario, una volta completato e pubblicato (in parte da noi, e in parte a cura e spese dello stesso Istituto) verr ad affiancarsi a quelli pi specialistici che abbiamo prodotto nel corso degli anni passati: il Dizionario Cattolico in 4 lingue (Inglese, Italiano, Kiswahili e Latino), strumento per i traduttori di documenti ecclesiali, pubblicato nel 1999; e il Dizionario Greco-Swahili del Nuovo Testamento, consegnato in bozza nel 2005 alla Societ Biblica Tanzana, a cui abbiamo lavorato con piacere con spirito ecumenico. Tutto questo un contributo ulteriore della Chiesa di Bologna alla crescita della fraternit con la Chiesa gemella di Iringa. Noi che di questo siamo "operai" a Mapanda desideriamo ringraziare voi tutti quanti che ci sostenete con la simpatia, la solidariet e la preghiera.
Mapanda 30/01/2007, Gabriele Maria Brandolini
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