Dopo un lungo silenzio mi rifaccio viva!

Qui in Sudan abbiamo vissuto/stiamo vivendo un momento storico! Come molti di voi sanno a gennaio si è svolto il referendum per decidere la secessione del Sud Sudan, che è avvenuta con una maggioranza schiacciante e che fortunatamente il presidente Al Bashir ha riconosciuto. Ora stiamo a vedere cosa accadrà. Al momento sembra essere tutto tranquillo nonostante intorno a questo paese si stiano muovendo acque piuttosto agitate!

Per quanto riguarda la mia vita sudanese… dopo 2 mesi e mezzo posso dire di essermi abbastanza ambientata: a partire dal lavoro, passando per la vita di casa e a quella “sociale” !Ma forse vi starete chiedendo cosa faccio esattamente qui!

Brevemente provo di spiegare come funziona il nostro centro.

I bambini accedono al trattamento fisioterapico dopo una serie di passi:

  1. Prima registrazione, una sorta di prima valutazione per capire quanto il “problema è urgente”; vengono prese le generalità del bambino e un numero telefonico, fondamentale per essere ricontattati. Questa lista è abbastanza lunga… e ha un codice di priorità da 1 a 3.
  2. Successivamente viene effettuata la visita medico-fisioterapica: first assesment, con una scadenza settimanale. Qui insieme al medico-pediatra compiliamo una scheda con notizie relative al bambino: grado di parentela dei genitori (moltissimi sono consanguinei); tempo che impiegano per arrivare al ns centro; chi li ha indirizzati a noi; notizie relative al parto e affini e poi la valutazione fisioterapica. Durante questa visita ad ogni bambini viene dato un numero di file, che ci serve per l’identificazione, e registrato in una lista di attesa (waiting list) dalla quale noi fisioterapisti attingiamo per iniziare il trattamento.
  3. Il trattamento fisioterapico ha una durata media di 15-20 sedute bisettimanali nelle quali cerchiamo di rendere il più possibile le madri, o di chi si prende cura del bambino, autonome nella gestione della fisioterapia; il trattamento deve essere ripetibile a casa; ovviamente non possiamo tenere i bambini in trattamento a vita! Sarebbe impossibile garantire un minimo per tutti!
  4. Finito questo periodo di trattamento valutiamo se continuare a tenere in carico il bambino, nel qual caso rimarrà nella waiting list per essere richiamato (dopo 4/6 mesi) oppure la cartella clinica viene chiusa.

Questo per quanto riguarda la parte pratica del lavoro. Personalmente ho la gestione della waiting list, tutor delle tirocinanti, insegnate all’Hafad University (fortunatam non a tempo pieno!!) e ovviamente un po’ di burocrazia (mandare i dati del ns lavoro in Italia). Serena la mia “diretta” collega, svolge le stesse mansioni ma su DarElSalaam.

Verso la metà di gennaio si è concluso il primo ciclo di trattamento con i bambini che ho preso in carico al mio arrivo.

Mi sono rimasti nel cuore soprattutto un bambino di circa 3 anni molto grave, cieco, quasi completamente sordo (solo rumori molto forti), non in grado di fare praticamente nulla, è come se fosse ancora un neonato, di dimensioni un po’ più grandi, ma non di un bimbo di 3 anni e la sua giovane e bellissima mamma. All’inizio questa giovane donna arrivava, consegnava il bambino e si sedeva distante, non diceva mai niente, non sorrideva, sempre molto seria, anzi triste. Tutte le volte che li vedevo arrivare e andare via insieme mi si stringeva il cuore, quello che sentivo era la fatica, la tristezza, quasi l’inconsolabilità di questa giovane mamma con appreso il suo fragile ”fagottino”. Ma la cosa bella è che piano piano, la mamma sì è avvicinata a me mentre lavoravo con il suo bimbo e le cercavo di spiegare quello che poteva essere utile per lui, lavoravamo insieme, anzi a volte mentre mi aspettava cominciava già lei.

Non conosco esattamente la situazione di questa famiglia, so solo che è molto povera e per via di questo non avrebbero potuto permettersi di comprare una “seggiola”, una sorta di sdraietta/ovetto adatta per il loro bambino. Insieme con Serena, abbiamo valutato che la necessità di questa seggiola era fondamentale per il bimbo e abbiamo perciò deciso di “regalargliela” noi. Nel corso dell’ultima seduta ho riferito alla mamma che li avremmo richiamati appena trovata la sedia giusta e che non si preoccupassero per i soldi. Finalmente dopo alcune ricerche abbiamo trovato la cosa giusta e adatta e quando la mamma è venuta con Mohaid per provare la sedia e per portarla a casa… è stato meraviglioso… È entrata in fisioterapia con un sorriso raggiante e pieno di riconoscenza e la cosa per me veramente stupenda è stato il saluto alla sudanese fra amici intimi e due baci!!! Per me è stato veramente un bel regalo inaspettato. Dopo ero orgogliosissima di aver ricevuto quel tipo particolare di saluto!

Forse questo episodio visto dal di fuori non ha niente di speciale, ma mi piaceva l’idea di condividere con tutti voi questo mio regalo. L’unica cosa di cui mi rammarico è il non avere una foto del bellissimo sorriso della mamma!

28 Febbraio 2011, Maria Montori <mariafisio@libero.it>

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